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25 febbraio 2009

A chi giovano le pubblicità ingannevoli?

Non sono un esperto di comunicazione e forse è per questo che mi sfugge il senso di alcuni messaggi pubblicitari.

I messaggi sono sicuramente pensati da esperti ma diretti alla gente comune, quindi è da persona comune che mi domando perché una nota casa automobilistica debba dichiarare che, comprando una sua vettura alimentata a GPL, con 25 euro fai un pieno (ovviamente di GPL) e hai una autonomia di 1600 Km (ovviamente sommando i Km percorribili a GPL con quelli percorribili a benzina). Perché far credere che con 25 euro fai 1600 Km quando non è così?

E che dire di una nota compagnia che distribuisce carburanti che dichiara di applicare uno sconto di venti millesimi per ogni litro di carburante? Perché venti millesini e non due centesimi? Forse chi ha ideato questa campagna pensava che dire venti millesimi anziché due centesimi facesse apparire lo sconto maggiore? In realtà credo che l’effetto che si ottiene sia esattamente opposto: l’attenzione di chi ascolta è catturata dalla parola millesimi che fa pensare a uno sconto molto piccolo se è necessario calcolarlo in millesimi.

La fiducia del consumatore non andrebbe conquistata con la trasparenza e la bontà dei prodotti o dei servizi offerti piuttosto che carpita con sotterfugi, parole studiate (male) a tavolino o falsi sconti?

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